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giovedì 7 aprile 2011

Notizia del 7/04/2011 La Bce alza il tasso? E io pago

È stato bello finché è durato, ma in fondo lo sapevamo tutti: non poteva durare per sempre. Come aveva già fatto capire nelle scorse settimane, la Banca centrale europea ha alzato il tasso d'interesse dell'Eurozona di 25 punti base nel corso dell'ultima riunione del Consiglio direttivo, che si è tenuta a Francoforte il 7 aprile (vai alla news). Il costo del denaro era fermo al minimo storico dell'1% dal maggio 2009 e non aumentava da quasi tre anni. A pagare il prezzo di questa decisione saranno sicuramente le imprese e i privati cittadini alle prese con le rate del mutuo.
Ad aver spinto la Bce a questa mossa c'è la preoccupazione dell'inflazione nell'Eurozona, che a marzo ha toccato quota 2,6%, mentre l'obiettivo è quello di non permettere mai che superi i due punti percentuali. Del resto questa istituzione "è la banca centrale responsabile della moneta unica europea, l'euro — come si legge sul sito ufficiale — e il suo compito principale consiste nel preservarne il potere di acquisto, mantenendo così la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro". In poche parole, Francoforte teme che l'impennata degli ultimi tempi dei pezzi del petrolio e del gas, insieme a quella di diverse materie prime, faccia lievitare il costo del denaro oltre la soglia di sicurezza.
L'ultimo aumento del tasso di riferimento della Bce risale al luglio 2008, cioè a prima del crollo della Lehman e allo scoppio della crisi mondiale, quando era passato dal 4% al 4,25 per cento. Da allora nessuno aveva più pensato seriamente a una stretta monetaria, che ha come obiettivo il calo dell'inflazione ma che può anche avere come "effetto collaterale" una frenata dell'economia. Questa decisione, infatti, comporta nell'immediato una crescita degli interessi che le banche devono pagare alla Bce per avere un prestito e, a cascata, porta all'innalzamento dei tassi interbancari (quelli a cui le banche si prestano il denaro), per arrivare poi a incidere sulle tasche di imprese e cittadini qualunque che hanno bisogno di un finanziamento.
Si tratta quindi di una scelta di politica monetaria da usare con molta prudenza visto che può bloccare in una certa misura la crescita economica di un Paese. Ed è proprio per questo che diversi analisti hanno criticato il governatore Jean-Claude Trichet. Secondo un'analisi apparsa su Forbes nei giorni scorsi, per esempio, "è ancora molto difficile credere che le cose stiano tornando alla normalità in Europa" ed è "ironico" che la Bce abbia preso una simile decisione prima della Banca d'Inghilterra o della Federal Reserve. Nonostante  qualche segnale di ripresa, a preoccupare c'è soprattutto la fragilità di Grecia e Irlanda, che potrebbero richiedere altre masse importanti di denaro pubblico già nei prossimi mesi per evitare di affondare, e l'instabilità del Portogallo, che ha chiesto un aiuto all'Unione europea e che dovrà affrontare nuove elezioni politiche a giugno.
Sembrano discorsi destinati a restare confinati nei circoli specializzati dell'alta finanza, ma tutto questo ha a che fare con le nostre tasche più di quanto si pensi. Da quando gli operatori hanno iniziato a credere in un rialzo del tasso di riferimento, infatti, è iniziato a crescere anche l'indice Euribor, che esprime il tasso con cui le banche si prestano il denaro tra loro e che è usato per aggiornare la stragrande maggioranza dei mutui a tasso variabile. Prendendo un mutuo del valore di 100mila euro e della durata di 20 anni, per esempio, con un aumento di 25 punti base si avrebbe una rata mensile più salata di 18-25 euro (la cifra oscilla in base alla durata residua del prestito). Infine è prevedibile che la crescita dell'Euribor (l'indice a tre mesi oscilla ormai sopra l'1,2%) faccia lievitare presto i tassi sui nuovi mutui.

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